Regione Veneto

Pacengo

La frazione di Pacengo sorge a 106 metri sul livello del mare e rsiedono 533 abitanti

E' una frazione del Comune di Lazise, posta sulla sponda del lago a sud del capoluogo entrata a far parte del comune di Lazise durante la dominazione veneta. Questo piccolo centro abitato viene nominato per la prima volta in una pergamena del 1004 con il nome di Pacingus; l'etimologia del nome pare avere origine longobarda o germanica, probabilmente connesso al nome "Pacco". Il paese dovette essere sia un importante centro preistorico, visto il rinvenimento di diversi oggetti antichi, che romano, considerato il ritrovo di fondamenta di edifici romani. Durante la prima guerra di indipendenza italiana il paese fu sede dello scontro tra austriaci e piemontesi e che vide i secondi vincitori, mentre qualche mese più tardi ospitò Ferdinando di Savoia, il quale stava ponendo l'assedio a Peschiera del Garda.
Nel paese, parrocchia dal 1526, è presente una chiesa realizzata tra il 1787 ed il 1792 su progetto di Leonardo Rossi. Gli interni furono decorati da Pio Piatti, mentre il marmoreo altare maggiore venne realizzato molto probabilmente dagli scultori Zoppi e Spiazzi.



Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Pacengo.
La chiesa attuale risale al 1792, su disegno dell’architetto Leonardo Rossi.
Presenta un facciata a tempio, scandita da quattro semilesene ioniche e separata del sagrato da un’elegante balaustra semicircolare. La decorazione interna è del Piatti, che ha realizzato le tele dei Quattro Evangelisti, della Natività e gli affreschi sulla Vita del Battista. L’altare maggiore, in marmi policromi è attribuibile ai maestri Zoppi e Spazzi
 
Villa De Beni
La villa fu edificata nelle vicinanze del castello medievale di Pacengo dalla famiglia Sagramoso già a partire dal XVI secolo, come starebbero a testimoniare la struttura delle cantine dove è presente la scritta “1551 Donna Sagramoso”.
Nel 1821 i Balladoro acquistarono l’intero complesso; tra le sue mura trascorse lunghi periodi l’etnografo Arrigo Balladoro dedicandosi alle ricerche sulle tradizioni popolari. Passata ai Camuzzoni, la villa fu acquistata in seguito dalla famiglia De Beni che tuttora la detiene.
Si tratta di una tipica costruzione veneta a pianta quadrata, composta dal piano nobile a cui si accede da una scalinata con balaustre. Il prospetto verso il lago subì rifacimenti neogotici nel corso del XIX secolo, mentre la facciata ad oriente ha mantenuto integre le decorazioni settecentesche, un elegante portale a tutto sesto, gli stemmi in pietra, l’originale coronamento nel settore centrale. L’interno presenta il tipico schema delle ville venete; un ampio salone attraversa l’intero edificio, ai lati si aprono le stanze di soggiorno e di rappresentanza.
L’ambiente esterno ha mantenuto intatte le sue caratteristiche originali; a oriente e a mezzogiorno si estende il parco romantico, ricco di essenze pregiate, con masse verdi che si alternano a radure e ad elementi decorativi. Ad occidente un lungo viale di olivi attraversa il brolo, coltivato a vigneto. A nord i rustici, con barchessa e selese, incorporano i resti dell’antico castello.
 
Villa Giuli
A sud di Pacengo, in località Mattarana, adagiata su di un terrazzo in riva al lago dal quale si gode l’intero panorama del basso Garda, si trova Villa Giuli. Costruita subito dopo la prima guerra mondiale da un’impresa locale su progetto dell’arch. Giovanni Salvi, isolata allora in mezzo alla campagna di proprietà dell’avv. Ferruccio Giuli.
La villa è in stile fiorentino, a pianta quadrata, disposta su due piani più un sottotetto; la facciata è rivolta ad ovest verso il lago dal quale la separa un ampio giardino circondato da varie
essenze d’alto fusto quali platani, cedri del Libano, abeti, pioppi, palme ed un maestoso tasso. Caratteristica è la gronda del tetto, sostenuta da mensole in legno, che protegge una serie di decorazioni floreali e di pavoni. Di pregevole lavorazione sono anche le ringhiere dei balconi e dello scalone interno, opera del fabbro Vittorio Rosini di Pacengo.
Fra i tanti personaggi ospiti di questa villa, va senz’altro ricordato il santo don Giovanni Calabria, compagno di scuola e amico fraterno dell’avv. Giuli. In questo luogo tranquillo egli ha trascorso diversi periodi di vacanza, lasciando un registro con oltre 300 messe celebrate. All’interno della villa infatti è ricavato un oratorio dedicato alla Sacra Famiglia, dove sono conservati i paramenti e gli oggetti sacri usati anche da don Calabria.
 
Corte Fontana Fredda
Il territorio del Comune di Lazise è costellato da numerose case-torre, denominate “colombare”; tra le più antiche vanno ricordate quella di Casa Eusebia e quella di Mondragon che la tradizione identifica con la residenza dei Vicari di quell’antica comunità rurale.
Questi edifici iniziano a comparire tra il XIV e XV secolo, quando, con lo sviluppo delle attività agricole, essi svolgono la duplice funzione di dimora padronale, facilmente difendibile, e di ricovero dei colombi, preziosi non solo per la loro carne ma anche per il guano, destinato alla concimazione delle colture. Le colombare segnano il passaggio dal castello alla civiltà delle ville venete. Infatti, a partire dal XVI secolo, attorno a queste strutture si svilupperanno quei complessi padronali, quali le ville della nostra Regione, che uniscono all’attività agricola i luoghi reservati all’abitazione e all’otium del proprietario.
 
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